Vento in poppa:  Le ragazze dal kimono d’oro: Di Salle Dubbini vincono la Enoshima Olympic Week!

Vento in poppa: Le ragazze dal kimono d’oro: Di Salle Dubbini vincono la Enoshima Olympic Week!

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foto di Fabio Taccola
I nostri atleti del 470 ritornano sorridenti dal Giappone, dopo i tre giorni della Enoshima Olympic Week: Benedetta Di Salle e Alessandra Dubbini (Yacht Club Italiano), già campionesse mondiali ed europee Juniores, femminile hanno vinto alla grande, proprio su quello che sarà il campo delle regate olimpiche di Tokyo 2020. “Il livello era altissimo”, ci racconta il coach dello YCI Simone Malagugini, “c’erano diversi equipaggi freschi di olimpiade. Sapevo che saremmo venuti qui a giocarci le nostre carte ma non credevo sarebbe finita così bene“. A coronare la vittoria delle azzurre, anche l’ottimo sesto posto delle compagne di squadra Ilaria Paternoster e Bianca Caruso: un risultato che sta comunque stretto, inficiato da un ritiro per la rottura dell’albero.
Tra i maschi (“dove il livello era stellare”), decimi Matteo Capurro e Matteo Puppo (Yacht Club Italiano) e dodicesimi Giacomo Ferrari con Giulio Calabrò (Marina Militare).
Un bell’impegno per i ragazzi, che sono stati quasi un mese in Giappone (l’8 e il 9 ottobre hanno regatato alla prima tappa della World Cup 2018 a Gamagori: Ferrari-Calabrò settimi, Capurro-Puppo noni, Paternoster-Caruso quinte, Di Salle-Dubbini settime): “Non è stato facile“, prosegue Malagugini, “qui, lontano dalle grandi città in pochissimi parlano inglese, pur essendo molto cordiali: per fortuna alcuni menù hanno le foto dei piatti! Scherzi a parte, sono state condizioni toste, vento leggero e pioggia a Gamagori, e medio forte a Enoshima. Nel frattempo ci sono stati anche due tifoni, per non farci mancare nulla. Ad ogni modo, siamo competitivi“. Traduzione: per Tokyo 2020 ce la metteremo tutta.
GLI ALTRI ITALIANI
Tra i 49er, Jacopo Plazzi Marzotto con Andrea Tesei (CC Aniene/YC Adriaco) hanno chiuso ottavi in classifica generale; appena dietro di loro Uberto Crivelli Visconti con Gianmarco Togni (CC Aniene/Marina Militare), noni.
Tra i laser, Marco Benini (CC Aniene) chiude 28esimo in generale con un quindicesimo posto nell’ultima prova. Nei Laser Radial, Joyce Floridia (SV Guardia di Finanza) è quattordicesima, Silvia Zennaro (SV Guardia di Finanza) è 20esima e Valentina Balbi (Yacht Club Italiano) chiude in 24esima posizione.
GRANDI TITA-BANTI IN CINA
Ruggero Tita e Caterina Banti (SV Guardia di Finanza/CC Aniene) hanno vinto la Shanghai Cup, regata ad inviti riservata alla classe Nacra 17 appena conclusa in mezzo ai grattacieli di Shanghai sul fiume Huangpu, in seconda posizione Team US con a bordo Riley Gibbs e Louisa Chafee, quinti ai mondiali Nacra 17, ed in terza Team Denmark. Ecco il commento di Ruggero Tita da Shanghai: “E’ stata una regata molto bella, corsa in uno scenario spettacolare in mezzo ai grattacieli, il vento era molto oscillante e abbiamo vinto con 14 punti di vantaggio, quindi un ottimo distacco sugli altri. E’ stata dura ma siamo molto contenti”.
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Vento in poppa:  Tendenze, dibattiti, storie di mare, tecnica e consigli. E’ uscito il nuovo numero del Giornale della Vela!

Vento in poppa: Tendenze, dibattiti, storie di mare, tecnica e consigli. E’ uscito il nuovo numero del Giornale della Vela!

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Benvenuti a bordo del numero di novembre del Giornale della Vela! Un numero ricco di contenuti: a cominciare dal grande servizio dedicato al dietro alle quinte dei grandi “festival della vela”.

COSA STA SUCCEDENDO, COSA ACCADRA’
Vi raccontiamo cosa c’è di nuovo e cosa bolle in pentola dei 34 grandi cantieri che abbiamo “scandagliato” nei minimi dettagli durante i principali saloni autunnali. Vi sveliamo le ultime tendenze in fatto di progettazione, i protagonisti del mercato “paparazzati” in banchina e, in anteprima, le barche che vedrete nel 2018.
MEGLIO OLD STYLE O CONTEMPORANEA?
A proposito di “tendenze” e di progettazione, l’altro grande tema di questo numero è se sia più sicura, robusta, marina una barca di vecchia generazione o una di oggi, più moderna? Per dare una risposta “definitiva” a questa annosa discussione da banchina, abbiamo sentito il parere del superprogettista Roberto Biscontini, che ha iniziato negli anni ’70 per poi ritrovarsi ingaggiato anche nelle più recenti sfide di Coppa.
QUELLA BARCA IN CIMA AL MONDO
Lasciamo per un attimo la “tecnica” e abbandoniamoci al romanticismo. Come quello di cui è intrisa l’impresa del Kamana. Il passaggio a nordovest sulla rotta “contromano”: l’equipaggio italiano del Kamana ce l’ha fatta, tra gli orsi polari e la banchisa con un Solaris 72 di vetroresina. Pronti a godervi il racconto della loro meravigliosa avventura?
495 BARCHE FELICI DI ANDARE PER MARE
Parliamo di VELA Cup, è tempo di tirare le somme, e che somme! Dopo sei regate e cinque tappe nei luoghi più affascinanti d’Italia, si è concluso il circuito Tag Heuer VELA Cup 2017. Scopriamo com’è andata e chi sono stati tutti i protagonisti e le storie cardine. Occhio perché nel 2018 si replica, ancora più in grande! Vi raccontiamo anche la nostra esperienza alla Barcolana da record, con 2.101 barche al via, e di come un nostro fortunato lettore è salito a bordo del bolide da Coppa America Land Rover BAR!
COSA CAMBIARE E PERCHE’
Novembre, andiamo. è tempo di prendervi cura della vostra barca: ma quest’anno potrebbe essere arrivato il momento di approfittare del “momento-refit” non solo per i lavoretti di manutenzione ordinaria. La tecnologia ha fatto passi da gigante ed è semplice rendere la vostra “vecchia” barca al passo con i tempi. Abbiamo individuato 21 punti dove intervenire per farla diventare più bella e sicura (ma senza stravolgerla), e vi diamo anche un bel po’ di consigli su a chi rivolgersi.
UN BUON ESEMPIO DI REFIT
Con le parole del guru Enrico Malingri, vi proponiamo la storia del lifting integrale di una barca del 2005 per farla tornare come nuova. Un articolo ricco di spunti utili su come e dove intervenire, la “prova pratica” del servizio di cui vi abbiamo parlato al paragrafo precedente.
RM 1370, LA FRANCESE SI FA PIU’ BELLA (ANCHE PER IL MEDITERRANEO)
La barca che abbiamo provato questo mese è il quattordici metri che segna una svolta per il cantiere Fora Marine. E che propone un nuovo look accattivante: prua inv..

Vento in poppa:  FOTO La top five delle barche a vela più grandi del mondo

Vento in poppa: FOTO La top five delle barche a vela più grandi del mondo

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Negli ultimi anni il fenomeno del gigantismo si è fatto largo anche nella vela. Certo siamo ancora lontani dai numeri del motore. A oggi, sono solo otto i megasailer contemplati nella classifica delle 200 barche con lunghezze comprese tra i 65 e i 180 metri attualmente in circolazione. Nonostante la sparuta minoranza, la vela extra large si difende bene soprattutto in termini di contenuti. Ciascuna delle otto unità si distingue per la storia che porta in dote: vuoi per le tante vicessitudini che ne hanno caratterizzato la vita operativa degne di un romanzo d’avventura, vuoi per i raffinati contenuti tecnologici che riescono a esprimere.
A VELE SPIEGATE
Come nel caso di Eos. Sceso nel 2006 dagli scali di Brema, in Germania, Eos porta la firma di Lurssen, cantiere entrato di recente nel Guinness dei Primati per aver costruito Azzam che, a oggi, con i suoi 180 metri di lunghezza, è lo yacht più grande di sempre. Pur non arrivando a tanto Eos, nel suo “piccolo”, con i suoi 93 metri di lunghezza (incluso il bompresso) figura come secondo yacht a vela più grande del mondo ed è preceduto dal Sea Cloud. Eos è un tre alberi con scafo e sovrastruttura in alluminio, ha un baglio massimo di 13,50 metri, un pescaggio che arriva a 5,50 metri e un dislocamento di 1.500 tonnellate di stazza lorda. Ma dove il megasailer fa la differenza è sulla superficie velica: ben 3.600 metri quadrati, di gran lunga la più imponente che può spiegare al vento oggi uno yacht a vela privato. L’altezza dei tre alberi, che arriva a 61, metri è stata calcolata anche per rientrare nei parametri Panamax fissati a 62,5 metri, soglia limite superata la quale non è consentito transitare per il Canale di Panama. Per quanto riguarda il design gli esterni, che richiamano vagamente alla memoria linee rétro, sono opera dello studio Langan Design Associates, mentre per gli interni l’armatore si è affidato all’estro di Francois Catroux. Poco o nulla si sa sullo stile che caratterizza gli ambienti di bordo che possono accogliere fino a un massimo di 16 ospiti assistiti da un equipaggio di 21 persone.
LE ALTRE QUATTRO REGINE DEL MARE:

VERTIGO
Costruito da Alloy in Nuova Zelanda, Vertigo è, con i suoi 67,2 metri di lunghezza, lo yacht a vela più grande costruito nell’emisfero australe. Vertigo evidenzia con Philippe Briand (linee esterne) e Christian Liagre (interni) le capacità progettuali del made in France.

MALTESE FALCON
Non sono tanto le dimensioni, 88 metri di lunghezza, quanto l’innovativo piano velico Falcon Rig ad aver dato al Maltese Falcon una grande notorietà. Varato nel 2006 da Perini Navi sfrutta un sistema a vele quadre gestibili anche con un comando a distanza.

SEA CLOUD
Varato nel 1931 con il nome Hussar II misura 109,50 metri di lunghezza. Il primo armatore fu Marjorie Merriweather Post, poi ha servito per la US Navy; ed è stato yacht presidenziale della Repubblica Dominicana. Oggi naviga con i colori della Sea Cloud Cruises.

HETAIROS
Con i suoi 66,7 metri di lunghezza è il..

Vento in poppa:  Middle Sea Race Review: Russian connection (ENG)

Vento in poppa: Middle Sea Race Review: Russian connection (ENG)

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Valletta, 28 October 2017. An old adage in yacht racing dictates that to win a race, you first need to finish. A strenuous 38th edition of Rolex Middle Sea Race, held from 21-28 October, proved an emphatic case study. Of the 104 starters only 35 crossed the finish line off Valletta, Malta having successfully conquered the 606-nautical mile race’s challenging and diverse weather conditions.
STELLAR RACING TEAM, Sail No, FRA9687, Boat type, J-122, Entrant Name, Dmitry Kondratyev, Skipper, Dmitry Kondratyev, Country, Russia
Among the yachts to display these qualities were the race’s two standout success stories. The 38th Rolex Middle Sea Race, organized by the Royal Malta Yacht Club, was won overall by Bogatyr, a Russian-crewed JPK 10.80 and one of the smallest boats in the fleet. Ten years on from claiming the race’s triple crown of line honours, overall victory and race record, George David’s Rambler 88 was first to finish on the water for the third year running. Two notable performances duly rewarded at the final prizegiving with Rolex timepieces and a place in the history books.
In truth, all those who returned to Malta did so having shown resilience and determination in one of the more punishing editions of the race in recent years. For many of those who retired from the race, the decision to abandon was not simple given the time and commitment put into the race. Certainly, though, it was one based on seamanship and pragmatic sensibility.
OVERALL VICTORY: A RUSSIAN FIRST
A total of 14 Russian yachts started the race to the sound of the Saluting Battery cannons overlooking Grand Harbour, Valletta. The third most represented country on the Race start-line behind Italy and the United Kingdom; Russian crews have become an increasing presence at all of the world’s great 600-nm offshore races. Bogatyr’s triumph is easily the most significant to date.
BOGATYR, Sail No, RUS 898, Boat type, JPK 10.80, Entrant Name, Igor Rytov, Skipper, Igor Rytov, Country, Russia
Offshore racing can be a question of fine margins. The race, which saw the winning boat spend over 88 hours at sea, was decided by a mere six and a half minutes on corrected time. Second overall was James Blakemore’s all-South African crewed Music. His heavy-displacement Swan 53, perfectly suited to robust conditions, held leadership of the race for a few hours on the fourth day until her dreams evaporated following the performance of Igor Rytov and his crew. Gaining ground in the final 200 nm of the race down the west coast of Sicily, passing the islands of Pantelleria and Lampedusa en route to Malta, Rytov was relentless in his pursuit.
“This was the toughest offshore race I’ve done by far,” offered Blakemore. “At one point, we picked up 45 knots in a squall near Lampedusa. The rain came down and it was surreal. The boat and crew responded very well. This is a magical race. We went into it with low expectations because… this is yacht racing.”
Igor Rytov and the all Russian crew of Bo..

Vento in poppa:  A scuola di vela in crociera 1: spegnete il motore e scoprite la VMG, questa sconosciuta

Vento in poppa: A scuola di vela in crociera 1: spegnete il motore e scoprite la VMG, questa sconosciuta

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A bordo del Gulliver 57. Foto Giuffrè/Giornale della Vela
Crociera non è sinonimo di non vela ma è una delle sue più belle espressioni. Per evitare di “rilassarci” troppo e trascurare la navigazione, torniamo a ripassare, in compagnia del nostro esperto Roberto Spata, alcune nozioni di tecnica fondamentali per condurre meglio la nostra barca. In questa prima puntata della “Scuola di vela in crociera” trattiamo trattiamo un elemento che spesso in crociera si sottovaluta, “risolvendolo” con una bella smotorata. Parliamo del fatto di prendere in considerazione la propria VMG (che si trova come funzione nella vostra elettronica) per raggiungere nel miglior modo possibile la propria meta, a vela ovviamente.
VMG: cos’è e perchè può essere molto utile Partiamo innanzi tutto dalla definizione di VMG che trovate tra le funzioni della vostra elettronica: cosa significa? VMG sono le prime 3 lettere di Velocity Made Good vale a dire la migliore e reale velocità di avvicinamento ad un punto quando non è possibile seguire una rotta diretta, dalla posizione attuale al nostro prossimo waypoint. Anche la VMG viene spesso considerata come un’ottimizzazione della propria rotta riservata solo ai regatanti più sfegatati, invece, conoscere la nostra VMG, ci permette spesso di raggiungere prima e nel migliore modo possibile il nostro waypoint navigando magari un po’ più a vela e meno a motore. Noi sappiamo che per raggiungere un waypoint posto esattamente controvento, non possiamo farlo a vela con una rotta diretta, dobbiamo arrivarci con alcuni bordi. Ma quando si conduce una barca di bolina possiamo navigare con un’andatura leggermente più larga, più lascati di vele ma molto più veloci, oppure con un’andatura più stretta al vento, con le vele più cazzate ma più lenti: ebbene dobbiamo capire quale delle due opzioni è più adatta a noi in base alle nostre capacità nel portare un’imbarcazione, alle caratteristiche della barca (ama maggiormente un’andatura di bolina stretta o viceversa più larga) e perché no, in base anche al confort che vogliamo durante una navigazione specialmente in condizioni di vento sostenuto.
LA VMG NON E’ UGUALE PER TUTTI In definitiva, possiamo raggiungere il nostro punto di arrivo più velocemente ma percorrendo più strada oppure più lentamente percorrendo meno miglia. Già da questa semplice introduzione si può capire che a parità di condizioni, non esiste una VMG uguale per tutti e per tutte le imbarcazioni. Per esempio ci sono imbarcazioni che in poppa, orzando pochi gradi, aumentano subito a dismisura la propria velocità, tale velocità fa ruotare verso prua il vento apparente consentendo loro in seguito di poggiare maggiormente, riducendo il tempo di percorrenza anche a discapito di una maggiore quantità di miglia da percorrere. Viceversa ci sono imbarcazioni che anche orzando parecchi gradi non riescono ad aumentare considerevolmente la propria velocità, non innescano il “volano” dello spostamento verso prua del vento apparente che fa pogg..

Vento in poppa:  Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

Vento in poppa: Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

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Mentre passavamo in rassegna le novità degli ultimi anni, ci è caduto l’occhio sulle prue delle barche varate di recente, scoprendo l’esistenza di un vero e proprio ‘fenomeno delfiniera’. “La tendenza di tutti i cantieri”, ci racconta Silvano Botti di Settemari, uno dei concessionari italiani Dufour, “è ormai quella di offrire la barca già dotata di delfiniera”. Nel caso dei modelli Dufour, dove rimane opzionale (in vetroresina) fino al 412 ma dal 460 in su è già di serie, il fissaggio avviene con due dadi nel musone di prua e una ritenuta imbullonata direttamente nella landa a cui è attaccato lo strallo nel dritto di prua.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO
Le ragioni sono molteplici: “In primis perché le prue sono sempre più verticali, se non inverse”, prosegue Botti. “Utilizzando una delfiniera che integri il musone dell’ancora questa non correrà il rischio di sbattere sul dritto di prua. Poi perché, eliminando l’utilizzo di un tradizionale bompresso, potrete murare un asimmetrico montato su un frullone (è previsto un paranco che vi permette di regolare l’altezza del punto di mura direttamente dalla coperta) e una vela tipo Code 0, aprirlo e chiuderlo a vostro piacimento e lasciarlo murato anche quando non lo utilizzate perché avendo il punto di mura ‘fuori’ dalla barca non darà fastidio a fiocchi e genoa”. Un altro vantaggio ce lo spiega Bert Mauri (titolare dell’omonima azienda riminese specializzata nelle lavorazioni in composito): “Montando sulla delfiniera un gennaker il punto di mura è molto più avanti e la strambata diventa più comoda e agevole”. Senza contare che si sposta verso prua il centro velico e, a parità di dimensioni della vela, si riduce l’area di inefficienza in prossimità della balumina laddove andandosi a sovrapporre alla randa, specialmente con vento leggero, si determina la perdita del flusso lamellare riducendo di conseguenza il rendimento. Infine, nel caso di ormeggi di prua, il prolungamento vi avvantaggerà nella discesa a terra. Addirittura molti cantieri nordici (primo fra tutti Najad) prevedono anche la scaletta da montare sulla delfiniera (ad ogni modo si reperiscono facilmente anche da noi questi modelli, come potete vedere nel nostro focus su “cosa si trova sul mercato” al link sottostante).
MERCATO – A CHI RIVOLGERSI PER FARSI LA DELFINIERA E SE LA VOLESSI IN RETROFIT?
Ma a un armatore che dispone di una barca un po’ più datata, conviene montare una delfiniera in retrofit? Certo che sì, per tutti i motivi elencati sopra. E anche perché, racconta Paolo Zanchi di Gold Service Rigging di Casemurate (Ravenna), “i piani velici degli ultimi anni prevedono fiocchi piccolini a prua, hanno tutti grossi problemi di resa nelle andature portanti, per cui anche in crociera negli ultimi anni è stato dato largo spazio alle vele tipo Code 0 per venti leggeri e gennaker per le portanti, con relativo frullino. Inoltre integrando il musone dell’ancora nella delfiniera potrete montare le ancore più recenti e performanti, tipo Rocna o Mantu..

Vento in poppa:  Sorpresa Dufour: arriva il piccolo 360 Grand Large

Vento in poppa: Sorpresa Dufour: arriva il piccolo 360 Grand Large

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Otto nuovi modelli in tre anni per la gamma Grand Large di Dufour, che non si ferma un attimo e annuncia un nuovo modello: si tratta del Dufour 360 Grand Large, che va a sostituire il 350. Lo sforzo del progetto è stato quello di massimizzare gli spazi a bordo e offrire il meglio delle prestazioni a vela.
Rispetto ai modelli precedenti è stato ottimizzato il profilo del timone, e le caratteristiche distintive rimangono l’ampio baglio che si estende fino a poppa e lo spigolo dello scafo. Ma la vera novità è il nuovo design studiato per la tuga e la coperta, con ampie finestrature per illuminare gli interni, un nuovo spayhood ergonomico e di facile utilizzo, e tutte le manovre rinviate sottocoperta per mantenere la massima pulizia a bordo.

Anche la zona timoneria è stata ridisegnata, con nuove colonnine con console per la strumentazione e una nuova posizione per i winch al fine di migliorare le manovre a bordo anche in equipaggio ridotto. Altra novità è il tambuccio che vede una nuova porta a battente.

Troviamo l’ormai caratteristica cucina esterna, equipaggiata con barbecue e lavandino, anche su questo 36 piedi e”nascosta” sotto le sedute del timoniere e l’immancabile plancetta abbattibile a poppa, di dimensioni quasi doppie rispetto a quelle del 350. Una soluzione unica su una barca di queste dimensione e ricavata dalla sapiente matita di Umberto Felci.

Per quanto riguarda gli interni sono disponibili in tre tipologie differenti di legno, Moabi, Oak e Teak in un layout a due o tre cabine.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Lft: 10,73 m
Larg: 3,53 m
Disloc.: 5.674 kg
Pesc.: 1,9 m
Motore: 19 cv
www.dufour-yachts.com
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Vento in poppa:  In Italia arrivano le barche gira mondo: Adria Ship pronta allo sbarco con Discovery Yachts

Vento in poppa: In Italia arrivano le barche gira mondo: Adria Ship pronta allo sbarco con Discovery Yachts

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Discovery 58
“Loro sono come una sartoria che fa il vestito su misura” è così che Luigi Coretti di Adria Ship ci racconta la sua visita a Southampton, presso il cantiere Discovery Yachts. Barche fatte su misura, barche pensate per navigare a lungo e senza limiti, e presto saranno anche in Italia. Costruite in un luogo simbolo della nautica e della vela internazionale, nel cuore del mitico Solent e a poche miglia dall’Isola di Wight, un luogo iconico per chiunque ami la vela e le barche.
Adria Ship diveNta importatrice ufficiale Discovery Yachts per i marchi Southerly, Discovery e Blue Water, l’intera gamma del cantiere inglese. Una novità assoluta nel panorama nautico italiano, barche da giro del mondo totalmente custom, realizzate su misura per le esigenze dell’armatore.
“Le seguivamo con interesse perché sono delle imbarcazioni interamente realizzate in UK. Il cantiere fa tutto internamente, non solo gli scafi, anche la falegnameria per esempio è realizzata dalle maestranze di Discovery” precisa Coretti, che aggiunge: “Il cantiere ha la particolarità di seguire passo dopo passo la costruzione con il cliente e personalizzarla in tutto. Dall’impianto elettrico agli interni, ogni elemento di queste barche può essere customizzato per realizzare il progetto dei propri sogni“.
Il concept della gamma Southerly e di quella Discovry è lo stesso, barche fatte per girare il mondo. Si differenziano principalmente su un particolare, i Southerly sono previsti con deriva mobile e la gamma di questi parte da un 33 piedi, mentre i Discovery partono da un 48 e arrivano fino al 68, ma è già in fase di progettazione anche un 74′. Alle due linee di monoscafi va aggiunta poi quella Bluewater dedicata ai cat, che trasferisce su multiscafo la stessa filosofia Southerly e Discovery.
Quando li vedremo in Italia? Al Salone di Duesseldorf verrà presentata la grande novità del cantiere, il nuovo Discovery 48 ma c’è grande attesa in vista dei saloni autunnali del 2018: “Il nostro obbiettivo è essere a Cannes e soprattutto al Salone Nautico di Genova con il nuovo 48 piedi, una grande novità per il mercato italiano” conclude Luigi Coretti.
www.discoveryyachtsgroup.com
www.adriaship.it
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Vento in poppa:  L’Aniene vince lo scudetto della vela per Club, che spettacolo alle finali di Crotone

Vento in poppa: L’Aniene vince lo scudetto della vela per Club, che spettacolo alle finali di Crotone

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Regate tiratissime sul monotipo del momento, i J/70, condizioni spettacolari nonostante una giornata di troppo vento, tutti gli equipaggi capaci di vincere almeno una prova ma alla fine sono i migliori e i più conti ad aggiudicarsi lo “scudetto” della vela per club: Il Circolo Canottieri Aniene è il Campione nazionale per Club, vincitore della stagione 2017 della Lega Italiana Vela. Con una impeccabile serie, costruita con quattro primi, un secondo e un terzo posto nei sei flight disputati, Lorenzo Bressani con Luca Tubaro, Matteo Mason e Umberto Molineris ha dominato la finale della Legavela, magistralmente organizzata dal Club Velico Crotone. La formula piace e funziona: regate sui monotipi, percorsi corti e partenze ravvicinate, i club che tornano protagonisti mettendo in evidenza i loro migliori atleti e i velisti stessi hanno anche la possibilità di inseririsi oltre che nel circuito italiano anche nel contesto internazionale della Sailing Champions League. Il tutto poi si è concluso quest’anno nella splendida cornice di Crotone, una location salita alla ribalta per le splendide condizioni meteo e l’ottima ospitalità del club.
La prima delle tre giornate di regata è stata caratterizzata da vento leggero e condizioni molto tattiche, seguite da uno stop forzato per troppo vento nella seconda e condizioni spettacolari con aria fino a 15 nodi in quella conclusiva. Il secondo posto va infatti allo Yacht Club Adriaco, che per questa finale ha schierato l’equipaggio vincitore del mondiale J70 Corinthian: Gianfranco Noè, con Emanuele Noè, Andrea Micalli e Samuele Maria Semi salgono sul secondo gradino del podio grazie a tre primi, un terzo e un quarto e distanziano di un punto il terzo classificato, il Circolo della Vela Bari con Simone Ferrarese, Michele Lecce, Corrado Capece Minutolo e Gianmaria Foglia.
Valida anche come selezione per le regate internazionali della Sailing Champions League (LEGGI QUI), la finale vede tra i qualificati in quarta posizione la Società Canottieri Salò (Carlo Fracassoli, Enrico Fonda, Fabio Gasparri e Pietro Corbucci), pari punti con Società Velica di Barcola e Grignano (Michele Paoletti, Alessandro Bonifacio, Mauro Parladori e Dean Bassi), quinta.
“Ben 11 team hanno fatto almeno un primo posto – ha dichiarato il Vice Presidente Esecutivo della LIV Alessandro Maria Rinaldi – questo dimostra il livello top di tutti gli equipaggi! Ha vinto il Club che si è allenato di più quest’anno impegnandosi nelle selezioni a St. Petersburg della Sailing Champions League e alla finale di Porto Cervo. Sono felice per questi ragazzi che portano in alto il guidone dell’Aniene sia nella LIV che in campo olimpico. Il livello agonistico era molto alto anche per gli altri Club e per questo che la Legavela Servizi predisporrà un’offerta speciale 2018 per i circoli associati che vorranno allenarsi partecipando ad altre competizioni. Un ringraziamento va a tutto lo staff di banchina che ha permesso lo svolgimento di questa finale. Grazie Cro..

Vento in poppa:  Un velista con la testa scoperta è un velista a rischio! Ecco come proteggersi

Vento in poppa: Un velista con la testa scoperta è un velista a rischio! Ecco come proteggersi

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Dopo esserci occupati di come vestirsi in barca e di come proteggere mani e piedi, tocca alla testa. Cappelli, maschere e passamontagna: ecco come sceglierli in modo tale da essere al riparo dal freddo, dall’acqua e dalle insolazioni. Vi indichiamo anche alcuni prodotti per ogni categoria (tra l’altro, Natale si avvicina: nella maggior parte dei casi, li abbiamo selezionati in modo tale che possano essere “personalizzati” con ricami e stampe di sigle, loghi e scritte a vostro piacimento).
BERRETTI E CAPPELLI SONO FONDAMENTALI
Vi consigliamo di indossare sempre, in barca un cappello con visiera o a falde larghe perché dato che si sta molte ore sotto al sole battente è fondamentale proteggere la testa da un’insolazione che può accentuare il mal di mare. Ideale un berretto con passagola, o un cappellino con “fermo di sicurezza” da attaccare al collo della maglietta shirt, polo o al giaccone affinché non voli via con il vento.
Meglio portare con sé a bordo in barca due berretti: un cappellino con funzione anti-sole ed uno tipo cuffietta o zuccotto, di lana o in pile, con funzione anti-umido e anti-freddo. Le estremità del corpo come la testa sono le zone a più alta dispersione termica e quindi vanno protette dal freddo, sicuramente in inverno, ma anche in estate in caso di brutto tempo o in una navigazione notturna. Ecco alcuni esempi di prodotti:
Berretto di lana Slam
Questo berretto invernale è un classico da marinaio, lavorato a costa inglese con risvolto, in lana idrorepellente. Ideale per la barca, va benissimo anche “sulla terraferma”. Ha un costo di 23 euro e LO TROVATE QUI.
Berretto Beechfield in acrilico
Ultraeconomico e personalizzabile con ricami e patch, questo berretto di Beechfield è realizzato al 100% in acrilico effetto soffice. Modello classico con risvolto, ha un costo di 6 euro. LO TROVATE QUI.
Cappellino Slam in cotone
Questo cappellino a sei pannelli con visiera in cotone è dotato di clip di sicurezza (da agganciare posteriormente al collo della polo, della maglietta o della cerata) che gli impedisce di volare in mare anche in condizioni di vento forte. Il prezzo è di 11 euro, LO TROVATE QUI.
Cappello US Army a falda larga
Infine, per quando fa caldo, vi proponiamo il cappello a falda larga dell’US Army, leggero e dotato di banda in nylon “porta oggetti”, con laccio sottogola regolabile e 4 fori per l’areazione. Molto resistente, studiato per i climi tropicali, è realizzato in tessuto color kakhi 100% cotone. Costa 15 euro e LO TROVATE QUI.
MASCHERE FACCIALI, UNA FURBATA
Le maschere facciali sono un piccolo accessorio utilissimo per proteggere il volto (ma anche la gola e le orecchie) dal freddo, dal vento e dagli schizzi d’acqua. Sono “furbe” perché leggere, poco costose ed ingombranti, possono fare la differenza in caso di bisogno. Per questo, quando fa freddo, andrebbero sempre tenute nella tasca della cerata o del giubbotto pronte all’uso. Quando le condizioni si fanno davvero estreme anche un passamontagna di derivazi..