Vento in poppa:  Middle Sea Race Review: Russian connection (ENG)

Vento in poppa: Middle Sea Race Review: Russian connection (ENG)

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Valletta, 28 October 2017. An old adage in yacht racing dictates that to win a race, you first need to finish. A strenuous 38th edition of Rolex Middle Sea Race, held from 21-28 October, proved an emphatic case study. Of the 104 starters only 35 crossed the finish line off Valletta, Malta having successfully conquered the 606-nautical mile race’s challenging and diverse weather conditions.
STELLAR RACING TEAM, Sail No, FRA9687, Boat type, J-122, Entrant Name, Dmitry Kondratyev, Skipper, Dmitry Kondratyev, Country, Russia
Among the yachts to display these qualities were the race’s two standout success stories. The 38th Rolex Middle Sea Race, organized by the Royal Malta Yacht Club, was won overall by Bogatyr, a Russian-crewed JPK 10.80 and one of the smallest boats in the fleet. Ten years on from claiming the race’s triple crown of line honours, overall victory and race record, George David’s Rambler 88 was first to finish on the water for the third year running. Two notable performances duly rewarded at the final prizegiving with Rolex timepieces and a place in the history books.
In truth, all those who returned to Malta did so having shown resilience and determination in one of the more punishing editions of the race in recent years. For many of those who retired from the race, the decision to abandon was not simple given the time and commitment put into the race. Certainly, though, it was one based on seamanship and pragmatic sensibility.
OVERALL VICTORY: A RUSSIAN FIRST
A total of 14 Russian yachts started the race to the sound of the Saluting Battery cannons overlooking Grand Harbour, Valletta. The third most represented country on the Race start-line behind Italy and the United Kingdom; Russian crews have become an increasing presence at all of the world’s great 600-nm offshore races. Bogatyr’s triumph is easily the most significant to date.
BOGATYR, Sail No, RUS 898, Boat type, JPK 10.80, Entrant Name, Igor Rytov, Skipper, Igor Rytov, Country, Russia
Offshore racing can be a question of fine margins. The race, which saw the winning boat spend over 88 hours at sea, was decided by a mere six and a half minutes on corrected time. Second overall was James Blakemore’s all-South African crewed Music. His heavy-displacement Swan 53, perfectly suited to robust conditions, held leadership of the race for a few hours on the fourth day until her dreams evaporated following the performance of Igor Rytov and his crew. Gaining ground in the final 200 nm of the race down the west coast of Sicily, passing the islands of Pantelleria and Lampedusa en route to Malta, Rytov was relentless in his pursuit.
“This was the toughest offshore race I’ve done by far,” offered Blakemore. “At one point, we picked up 45 knots in a squall near Lampedusa. The rain came down and it was surreal. The boat and crew responded very well. This is a magical race. We went into it with low expectations because… this is yacht racing.”
Igor Rytov and the all Russian crew of Bo..

Vento in poppa:  A scuola di vela in crociera 1: spegnete il motore e scoprite la VMG, questa sconosciuta

Vento in poppa: A scuola di vela in crociera 1: spegnete il motore e scoprite la VMG, questa sconosciuta

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A bordo del Gulliver 57. Foto Giuffrè/Giornale della Vela
Crociera non è sinonimo di non vela ma è una delle sue più belle espressioni. Per evitare di “rilassarci” troppo e trascurare la navigazione, torniamo a ripassare, in compagnia del nostro esperto Roberto Spata, alcune nozioni di tecnica fondamentali per condurre meglio la nostra barca. In questa prima puntata della “Scuola di vela in crociera” trattiamo trattiamo un elemento che spesso in crociera si sottovaluta, “risolvendolo” con una bella smotorata. Parliamo del fatto di prendere in considerazione la propria VMG (che si trova come funzione nella vostra elettronica) per raggiungere nel miglior modo possibile la propria meta, a vela ovviamente.
VMG: cos’è e perchè può essere molto utile Partiamo innanzi tutto dalla definizione di VMG che trovate tra le funzioni della vostra elettronica: cosa significa? VMG sono le prime 3 lettere di Velocity Made Good vale a dire la migliore e reale velocità di avvicinamento ad un punto quando non è possibile seguire una rotta diretta, dalla posizione attuale al nostro prossimo waypoint. Anche la VMG viene spesso considerata come un’ottimizzazione della propria rotta riservata solo ai regatanti più sfegatati, invece, conoscere la nostra VMG, ci permette spesso di raggiungere prima e nel migliore modo possibile il nostro waypoint navigando magari un po’ più a vela e meno a motore. Noi sappiamo che per raggiungere un waypoint posto esattamente controvento, non possiamo farlo a vela con una rotta diretta, dobbiamo arrivarci con alcuni bordi. Ma quando si conduce una barca di bolina possiamo navigare con un’andatura leggermente più larga, più lascati di vele ma molto più veloci, oppure con un’andatura più stretta al vento, con le vele più cazzate ma più lenti: ebbene dobbiamo capire quale delle due opzioni è più adatta a noi in base alle nostre capacità nel portare un’imbarcazione, alle caratteristiche della barca (ama maggiormente un’andatura di bolina stretta o viceversa più larga) e perché no, in base anche al confort che vogliamo durante una navigazione specialmente in condizioni di vento sostenuto.
LA VMG NON E’ UGUALE PER TUTTI In definitiva, possiamo raggiungere il nostro punto di arrivo più velocemente ma percorrendo più strada oppure più lentamente percorrendo meno miglia. Già da questa semplice introduzione si può capire che a parità di condizioni, non esiste una VMG uguale per tutti e per tutte le imbarcazioni. Per esempio ci sono imbarcazioni che in poppa, orzando pochi gradi, aumentano subito a dismisura la propria velocità, tale velocità fa ruotare verso prua il vento apparente consentendo loro in seguito di poggiare maggiormente, riducendo il tempo di percorrenza anche a discapito di una maggiore quantità di miglia da percorrere. Viceversa ci sono imbarcazioni che anche orzando parecchi gradi non riescono ad aumentare considerevolmente la propria velocità, non innescano il “volano” dello spostamento verso prua del vento apparente che fa pogg..

Vento in poppa:  Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

Vento in poppa: Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

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Mentre passavamo in rassegna le novità degli ultimi anni, ci è caduto l’occhio sulle prue delle barche varate di recente, scoprendo l’esistenza di un vero e proprio ‘fenomeno delfiniera’. “La tendenza di tutti i cantieri”, ci racconta Silvano Botti di Settemari, uno dei concessionari italiani Dufour, “è ormai quella di offrire la barca già dotata di delfiniera”. Nel caso dei modelli Dufour, dove rimane opzionale (in vetroresina) fino al 412 ma dal 460 in su è già di serie, il fissaggio avviene con due dadi nel musone di prua e una ritenuta imbullonata direttamente nella landa a cui è attaccato lo strallo nel dritto di prua.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO
Le ragioni sono molteplici: “In primis perché le prue sono sempre più verticali, se non inverse”, prosegue Botti. “Utilizzando una delfiniera che integri il musone dell’ancora questa non correrà il rischio di sbattere sul dritto di prua. Poi perché, eliminando l’utilizzo di un tradizionale bompresso, potrete murare un asimmetrico montato su un frullone (è previsto un paranco che vi permette di regolare l’altezza del punto di mura direttamente dalla coperta) e una vela tipo Code 0, aprirlo e chiuderlo a vostro piacimento e lasciarlo murato anche quando non lo utilizzate perché avendo il punto di mura ‘fuori’ dalla barca non darà fastidio a fiocchi e genoa”. Un altro vantaggio ce lo spiega Bert Mauri (titolare dell’omonima azienda riminese specializzata nelle lavorazioni in composito): “Montando sulla delfiniera un gennaker il punto di mura è molto più avanti e la strambata diventa più comoda e agevole”. Senza contare che si sposta verso prua il centro velico e, a parità di dimensioni della vela, si riduce l’area di inefficienza in prossimità della balumina laddove andandosi a sovrapporre alla randa, specialmente con vento leggero, si determina la perdita del flusso lamellare riducendo di conseguenza il rendimento. Infine, nel caso di ormeggi di prua, il prolungamento vi avvantaggerà nella discesa a terra. Addirittura molti cantieri nordici (primo fra tutti Najad) prevedono anche la scaletta da montare sulla delfiniera (ad ogni modo si reperiscono facilmente anche da noi questi modelli, come potete vedere nel nostro focus su “cosa si trova sul mercato” al link sottostante).
MERCATO – A CHI RIVOLGERSI PER FARSI LA DELFINIERA E SE LA VOLESSI IN RETROFIT?
Ma a un armatore che dispone di una barca un po’ più datata, conviene montare una delfiniera in retrofit? Certo che sì, per tutti i motivi elencati sopra. E anche perché, racconta Paolo Zanchi di Gold Service Rigging di Casemurate (Ravenna), “i piani velici degli ultimi anni prevedono fiocchi piccolini a prua, hanno tutti grossi problemi di resa nelle andature portanti, per cui anche in crociera negli ultimi anni è stato dato largo spazio alle vele tipo Code 0 per venti leggeri e gennaker per le portanti, con relativo frullino. Inoltre integrando il musone dell’ancora nella delfiniera potrete montare le ancore più recenti e performanti, tipo Rocna o Mantu..

Vento in poppa:  Sorpresa Dufour: arriva il piccolo 360 Grand Large

Vento in poppa: Sorpresa Dufour: arriva il piccolo 360 Grand Large

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Otto nuovi modelli in tre anni per la gamma Grand Large di Dufour, che non si ferma un attimo e annuncia un nuovo modello: si tratta del Dufour 360 Grand Large, che va a sostituire il 350. Lo sforzo del progetto è stato quello di massimizzare gli spazi a bordo e offrire il meglio delle prestazioni a vela.
Rispetto ai modelli precedenti è stato ottimizzato il profilo del timone, e le caratteristiche distintive rimangono l’ampio baglio che si estende fino a poppa e lo spigolo dello scafo. Ma la vera novità è il nuovo design studiato per la tuga e la coperta, con ampie finestrature per illuminare gli interni, un nuovo spayhood ergonomico e di facile utilizzo, e tutte le manovre rinviate sottocoperta per mantenere la massima pulizia a bordo.

Anche la zona timoneria è stata ridisegnata, con nuove colonnine con console per la strumentazione e una nuova posizione per i winch al fine di migliorare le manovre a bordo anche in equipaggio ridotto. Altra novità è il tambuccio che vede una nuova porta a battente.

Troviamo l’ormai caratteristica cucina esterna, equipaggiata con barbecue e lavandino, anche su questo 36 piedi e”nascosta” sotto le sedute del timoniere e l’immancabile plancetta abbattibile a poppa, di dimensioni quasi doppie rispetto a quelle del 350. Una soluzione unica su una barca di queste dimensione e ricavata dalla sapiente matita di Umberto Felci.

Per quanto riguarda gli interni sono disponibili in tre tipologie differenti di legno, Moabi, Oak e Teak in un layout a due o tre cabine.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Lft: 10,73 m
Larg: 3,53 m
Disloc.: 5.674 kg
Pesc.: 1,9 m
Motore: 19 cv
www.dufour-yachts.com
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Vento in poppa:  In Italia arrivano le barche gira mondo: Adria Ship pronta allo sbarco con Discovery Yachts

Vento in poppa: In Italia arrivano le barche gira mondo: Adria Ship pronta allo sbarco con Discovery Yachts

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Discovery 58
“Loro sono come una sartoria che fa il vestito su misura” è così che Luigi Coretti di Adria Ship ci racconta la sua visita a Southampton, presso il cantiere Discovery Yachts. Barche fatte su misura, barche pensate per navigare a lungo e senza limiti, e presto saranno anche in Italia. Costruite in un luogo simbolo della nautica e della vela internazionale, nel cuore del mitico Solent e a poche miglia dall’Isola di Wight, un luogo iconico per chiunque ami la vela e le barche.
Adria Ship diveNta importatrice ufficiale Discovery Yachts per i marchi Southerly, Discovery e Blue Water, l’intera gamma del cantiere inglese. Una novità assoluta nel panorama nautico italiano, barche da giro del mondo totalmente custom, realizzate su misura per le esigenze dell’armatore.
“Le seguivamo con interesse perché sono delle imbarcazioni interamente realizzate in UK. Il cantiere fa tutto internamente, non solo gli scafi, anche la falegnameria per esempio è realizzata dalle maestranze di Discovery” precisa Coretti, che aggiunge: “Il cantiere ha la particolarità di seguire passo dopo passo la costruzione con il cliente e personalizzarla in tutto. Dall’impianto elettrico agli interni, ogni elemento di queste barche può essere customizzato per realizzare il progetto dei propri sogni“.
Il concept della gamma Southerly e di quella Discovry è lo stesso, barche fatte per girare il mondo. Si differenziano principalmente su un particolare, i Southerly sono previsti con deriva mobile e la gamma di questi parte da un 33 piedi, mentre i Discovery partono da un 48 e arrivano fino al 68, ma è già in fase di progettazione anche un 74′. Alle due linee di monoscafi va aggiunta poi quella Bluewater dedicata ai cat, che trasferisce su multiscafo la stessa filosofia Southerly e Discovery.
Quando li vedremo in Italia? Al Salone di Duesseldorf verrà presentata la grande novità del cantiere, il nuovo Discovery 48 ma c’è grande attesa in vista dei saloni autunnali del 2018: “Il nostro obbiettivo è essere a Cannes e soprattutto al Salone Nautico di Genova con il nuovo 48 piedi, una grande novità per il mercato italiano” conclude Luigi Coretti.
www.discoveryyachtsgroup.com
www.adriaship.it
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Vento in poppa:  L’Aniene vince lo scudetto della vela per Club, che spettacolo alle finali di Crotone

Vento in poppa: L’Aniene vince lo scudetto della vela per Club, che spettacolo alle finali di Crotone

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Regate tiratissime sul monotipo del momento, i J/70, condizioni spettacolari nonostante una giornata di troppo vento, tutti gli equipaggi capaci di vincere almeno una prova ma alla fine sono i migliori e i più conti ad aggiudicarsi lo “scudetto” della vela per club: Il Circolo Canottieri Aniene è il Campione nazionale per Club, vincitore della stagione 2017 della Lega Italiana Vela. Con una impeccabile serie, costruita con quattro primi, un secondo e un terzo posto nei sei flight disputati, Lorenzo Bressani con Luca Tubaro, Matteo Mason e Umberto Molineris ha dominato la finale della Legavela, magistralmente organizzata dal Club Velico Crotone. La formula piace e funziona: regate sui monotipi, percorsi corti e partenze ravvicinate, i club che tornano protagonisti mettendo in evidenza i loro migliori atleti e i velisti stessi hanno anche la possibilità di inseririsi oltre che nel circuito italiano anche nel contesto internazionale della Sailing Champions League. Il tutto poi si è concluso quest’anno nella splendida cornice di Crotone, una location salita alla ribalta per le splendide condizioni meteo e l’ottima ospitalità del club.
La prima delle tre giornate di regata è stata caratterizzata da vento leggero e condizioni molto tattiche, seguite da uno stop forzato per troppo vento nella seconda e condizioni spettacolari con aria fino a 15 nodi in quella conclusiva. Il secondo posto va infatti allo Yacht Club Adriaco, che per questa finale ha schierato l’equipaggio vincitore del mondiale J70 Corinthian: Gianfranco Noè, con Emanuele Noè, Andrea Micalli e Samuele Maria Semi salgono sul secondo gradino del podio grazie a tre primi, un terzo e un quarto e distanziano di un punto il terzo classificato, il Circolo della Vela Bari con Simone Ferrarese, Michele Lecce, Corrado Capece Minutolo e Gianmaria Foglia.
Valida anche come selezione per le regate internazionali della Sailing Champions League (LEGGI QUI), la finale vede tra i qualificati in quarta posizione la Società Canottieri Salò (Carlo Fracassoli, Enrico Fonda, Fabio Gasparri e Pietro Corbucci), pari punti con Società Velica di Barcola e Grignano (Michele Paoletti, Alessandro Bonifacio, Mauro Parladori e Dean Bassi), quinta.
“Ben 11 team hanno fatto almeno un primo posto – ha dichiarato il Vice Presidente Esecutivo della LIV Alessandro Maria Rinaldi – questo dimostra il livello top di tutti gli equipaggi! Ha vinto il Club che si è allenato di più quest’anno impegnandosi nelle selezioni a St. Petersburg della Sailing Champions League e alla finale di Porto Cervo. Sono felice per questi ragazzi che portano in alto il guidone dell’Aniene sia nella LIV che in campo olimpico. Il livello agonistico era molto alto anche per gli altri Club e per questo che la Legavela Servizi predisporrà un’offerta speciale 2018 per i circoli associati che vorranno allenarsi partecipando ad altre competizioni. Un ringraziamento va a tutto lo staff di banchina che ha permesso lo svolgimento di questa finale. Grazie Cro..

Vento in poppa:  Un velista con la testa scoperta è un velista a rischio! Ecco come proteggersi

Vento in poppa: Un velista con la testa scoperta è un velista a rischio! Ecco come proteggersi

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Dopo esserci occupati di come vestirsi in barca e di come proteggere mani e piedi, tocca alla testa. Cappelli, maschere e passamontagna: ecco come sceglierli in modo tale da essere al riparo dal freddo, dall’acqua e dalle insolazioni. Vi indichiamo anche alcuni prodotti per ogni categoria (tra l’altro, Natale si avvicina: nella maggior parte dei casi, li abbiamo selezionati in modo tale che possano essere “personalizzati” con ricami e stampe di sigle, loghi e scritte a vostro piacimento).
BERRETTI E CAPPELLI SONO FONDAMENTALI
Vi consigliamo di indossare sempre, in barca un cappello con visiera o a falde larghe perché dato che si sta molte ore sotto al sole battente è fondamentale proteggere la testa da un’insolazione che può accentuare il mal di mare. Ideale un berretto con passagola, o un cappellino con “fermo di sicurezza” da attaccare al collo della maglietta shirt, polo o al giaccone affinché non voli via con il vento.
Meglio portare con sé a bordo in barca due berretti: un cappellino con funzione anti-sole ed uno tipo cuffietta o zuccotto, di lana o in pile, con funzione anti-umido e anti-freddo. Le estremità del corpo come la testa sono le zone a più alta dispersione termica e quindi vanno protette dal freddo, sicuramente in inverno, ma anche in estate in caso di brutto tempo o in una navigazione notturna. Ecco alcuni esempi di prodotti:
Berretto di lana Slam
Questo berretto invernale è un classico da marinaio, lavorato a costa inglese con risvolto, in lana idrorepellente. Ideale per la barca, va benissimo anche “sulla terraferma”. Ha un costo di 23 euro e LO TROVATE QUI.
Berretto Beechfield in acrilico
Ultraeconomico e personalizzabile con ricami e patch, questo berretto di Beechfield è realizzato al 100% in acrilico effetto soffice. Modello classico con risvolto, ha un costo di 6 euro. LO TROVATE QUI.
Cappellino Slam in cotone
Questo cappellino a sei pannelli con visiera in cotone è dotato di clip di sicurezza (da agganciare posteriormente al collo della polo, della maglietta o della cerata) che gli impedisce di volare in mare anche in condizioni di vento forte. Il prezzo è di 11 euro, LO TROVATE QUI.
Cappello US Army a falda larga
Infine, per quando fa caldo, vi proponiamo il cappello a falda larga dell’US Army, leggero e dotato di banda in nylon “porta oggetti”, con laccio sottogola regolabile e 4 fori per l’areazione. Molto resistente, studiato per i climi tropicali, è realizzato in tessuto color kakhi 100% cotone. Costa 15 euro e LO TROVATE QUI.
MASCHERE FACCIALI, UNA FURBATA
Le maschere facciali sono un piccolo accessorio utilissimo per proteggere il volto (ma anche la gola e le orecchie) dal freddo, dal vento e dagli schizzi d’acqua. Sono “furbe” perché leggere, poco costose ed ingombranti, possono fare la differenza in caso di bisogno. Per questo, quando fa freddo, andrebbero sempre tenute nella tasca della cerata o del giubbotto pronte all’uso. Quando le condizioni si fanno davvero estreme anche un passamontagna di derivazi..

Vento in poppa:  Mini Transat, adesso si fa sul serio! Italiani, pronti per il grande salto in Atlantico?

Vento in poppa: Mini Transat, adesso si fa sul serio! Italiani, pronti per il grande salto in Atlantico?

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Adesso si fa sul serio, adesso c’è l’Atlantico da attraversare, il grande salto, la vera sfida della Mini Transat. Finita la “sbornia” di emozioni della prima tappa, leccate le ferite, i ministi rimasti in gara sono pronti a partire da Las Palmas, start il 1 novembre, con destinazione Le Martin (Martinica), per il tappone oceanico di 2700 miglia. Gli italiani rimasti in regata sono 4, dopo i ritiri di Matteo Rusticali (disalberamento) e Luca Sabiu (disalberamento con abbandono nave e successivo recupero barca). Saranno in regata Ambrogio Beccaria su Alla Grande Ambeco, Andrea Fornaro su Sideral, Andrea Pendibene su Pegaso Marina Militare ed Emanuele Grassi su Penelope. Andiamo a vedere come stanno e quali sono le loro possibilità dopo il risultato della prima tappa.
Ambrogio Beccaria
Il suo sesto posto è il migliore risultato degli italiani dopo la prima tappa. Ma c’è di più, il distacco dal primo, lo svizzero Valentin Gautier, è di poco più di 4 ore, un particolare che conta dato che la classifica finale verrà assegnata sulla somma dei tempi. Sulla carta Beccaria con il suo Mini Ambeco non deve porsi limiti, può ambire al “colpaccio”, può puntare al podio, in una tappa dove oltre alla performance pura conterà saper portare la barca al traguardo e avere un buon feeling con la stessa nelle dure condizioni che incontreranno i ministi. E Ambrogio ha dimostrato di avere un grande feeling con il suo Pogo 2, riuscendo praticamente a tenere il passo dei più recenti e performanti Pogo 3. Ha finito la prima tappa praticamente senza alcun problema tecnico, è tornato in Italia per riposarsi e ricaricare le batteria, può ripartire con il coltello tra i denti, pronto a stupire tutti.
Andrea Pendibene
Scottato dalle esperienze precedenti che lo avevano visto andare KO alla prima tappa, ha condotto una regata prudente soprattutto in Biscaglia, per poi gestire e iniziare ad attaccare nella seconda parte. Ha chiuso 23mo con un ritardo di circa 11 ore dal vincitore, un tempo che lascia ancora ben sperare in un buon risultato in vista della seconda. Ha vinto il duello distanza con lo skipper Cedric Faron che porta i colori della Marina Nazionale francese e naviga come Pendibene su un Pogo 3. Non ha riportato problemi tecnici particolari e può partire per queste 2700 attaccando: il distacco accumulato non è tale da tagliarlo completamente fuori dalle posizioni che contano, ha la barca per farlo e l’esperienza.
Andrea Fornaro
Una prima tappa dalle molte facce quella di Fornaro su Sideral. Ha chiuso 16mo e ha 17 ore da recuperare rispetto al “mostro” Ian Lipinski. Scelte tattiche azzardate, grandi recuperi, ottime medie di velocità, ma anche una lunga sosta nella bonaccia e alcuni problemi tecnici, con un feeling ancora da finire di costruire con il suo prototipo. Fornaro ha dimostrato di sapere mettere alla frusta la barca, le performance ci sono, ma è arrivato anche un problema alla chiglia basculante che ha riparato di fortuna in mare e finito a terra durante..

Vento in poppa:  STORIE La vita incredibile del marinaio-esploratore Bill Tillman

Vento in poppa: STORIE La vita incredibile del marinaio-esploratore Bill Tillman

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La prima avventura di Harol William “Bill” Tilman, la crociera in Patagonia e la traversata della calotta polare, è raccontata nel libro “Mischief in Patagonia” (edizioni Ego), che verrà presentato il 16 novembre a Milano alla Libreria del Mare e a Verona il giorno successivo alla Libreria Gulliver.
Finalmente anche in Italia si sono accorti di lui, dopo tanto tempo (Tilman è scomparso in oceano nel 1977), visto che di fatto non esistevano fino ad oggi traduzioni dei suoi libri. Qualcuno di voi dirà: ma chi è, o meglio, chi è stato Bill Tilman? Un nome poco conosciuto, che nasconde una vita incredibile, di mare e di viaggio, che abbiamo deciso di raccontarvi.
L’INCREDIBILE VITA DI BILL TILMAN La vita di Harold William (Bill) Tilman non ha eguali: nessuno può vantare come lui una serie di avventure ed esplorazioni al massimo livello sia come alpinista che come velista. Nonché gesta di grande eroismo durante entrambe le guerre mondiali. Tilman può essere considerato l’ultimo eroe romantico del secolo scorso, determinato nell’azione e sprezzante del pericolo.

Eppure Tilman è poco conosciuto, soprattutto al di fuori del mondo anglosassone di cui ha fatto parte. I suoi libri, ne ha scritti ben quindici, di cui sette di montagna e otto di mare, salvo uno sul Nepal, non sono stati tradotti in italiano pur essendo talmente affascinanti e ricchi di sottile humour da costituire, insieme, il romanzo di una vita degna di un grande film. Con finale da lasciare incollati alla poltrona.
Proviamo a ripercorrere insieme la vita di questo grande alpinista-velista, soffermandoci in particolare sul velista, ovvero sulla sua seconda vita di marinaio-esploratore. Una vita che può essere tranquillamente divisa in due parti: prima e dopo i 55 anni di età. Ovvero prima e dopo la scoperta della barca a vela.
DALLE TRINCEE ALL’AFRICA NERA
Tilman è nato a Wallasey in Inghilterra il 14 febbraio 1898 in una famiglia benestante. Dopo aver frequentato la Royal Military Academy, non ancora diciottenne è volontario sul fronte occidentale della Somme contro i tedeschi, un fronte dove le aspettative di vita per un soldato sono di appena undici giorni. Ferito più volte ritorna sempre in prima linea. Quasi trent’anni dopo lo troviamo sempre volontario prima sul fronte francese e poi su quello dell’Africa del nord. Sul finire del conflitto si fa paracadutare per organizzare la lotta partigiana prima in Albania, poi nelle Dolomiti friulane, dove adesso un lungo e bellissimo sentiero porta il suo nome.
Subito dopo la prima guerra mondiale Tilman si dedica all’esplorazione di quelle zone dell’Africa e dell’Asia Centrale che sulle cartine sono rappresentate da spazi bianchi con su scritto “unexplored”. Suo compagno di avventure è un altro inglese purosangue: Eric Shipton. I due sono riconosciuti fra le maggiori espressioni dell’alpinismo himalayano fra le due guerre. Nel 1936 Tilman raggiunge con Noel Odell la difficile vetta vergine del Nanda Devi, 7950 metri, che a quei tempi si p..

Vento in poppa:  Volvo Ocean Race: Lisbona è di Vestas, beffati i super favoriti di Mapfre

Vento in poppa: Volvo Ocean Race: Lisbona è di Vestas, beffati i super favoriti di Mapfre

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Photo by Jesus Renedo/Volvo Ocean Race. 28 October, 2017.
Da quello schianto sul reef alla vittoria della prima tappa di questa Volvo Ocean Race: ok, tanto è cambiato da quell’impatto sull’atollo sperduto, ma il nome Vestas è rimasto e per il brand che ha creduto in questa regata è un risultato molto importante la vittoria di questa prima tappa da Lisbona ad Alicante. Merito dello skipper Charlie Enright e del suo equipaggio, che hanno portato Vestast 11th Hour Racing alla vittoria di Lisbona con il tempo di 6 giorni, 2 ore, 6 minuti e 45 secondi ore di navigazione ottenendo i primi 8 punti in palio (7+1 punto bonus per la tappa).
Enright conferma quanto di buono aveva fatto vedere già con Team Alvimedica: non ha l’esperienza dei veterani ma ha la capacità di formare e gestire un gruppo di professionisti che può competere al top in questa regata e lo ha subito dimostrato mettendosi alle spalle equipaggi che sulla carta partivano come molto più favoriti. I secondi e i terzi, gli spagnoli di MAPFRE, con lo skipper Xabi Fernàndez e i franco/cinesi di Dongfeng Race Team con il francese Charles Caudrelier, partivano senza dubbio con i favori del pronostico. Il quarto posto va a un ottimo Team Akzo Nobel, mentre Team Sun Hung Kai sta per chiudere al quinto e gli ultimi due, mentre scriviamo, sono in bilico tra Turn the Tide on Plastic (sulla quale naviga Francesca Clapcich) e Team Brunel (con Alberto Bolzan) che ha deluso nel ruolo di favorito, ma il giro del mondo è ancora lunghissimo e il 5 novembre sarà già tempo di partire verso Cape Town.
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