Vento in poppa:  TECNICA – Mettere le prese a mare a filo per fare correre la nostra vecchia barca

I campionati invernali sono alle porte e tantissimi “velisti normali” sono pronti a riarmare le loro barche per sfidare i vicini di banchina nelle regate di circolo e, perché no, magari in qualche appuntamento più importante durante la stagione. Cosa c’è di meglio che studiare qualche “trucco” per fare andare un po’ di più la nostra vecchia barca? Niente di “illecito” attenzione, ma solo una piccola/grande ottimizzazione, a basso costo, che può veramente dare grande beneficio anche a una barca che da regata non è. Con questo articolo vogliamo quindi affrontare un argomento tecnico molto importante quando si parla di performance, l’idrodinamica.

Lo faremo partendo da uno degli elementi più banali della carena di una barca a vela: le prese a mare. La loro resistenza idrodinamica viene, erroneamente, sottostimata da molti e non si da importanza a quelle numerose protuberanze che sbucano dalla nostra chiglia sporcando il flusso del fluido sulla carena e frenando la nostra imbarcazione molto più di quanto si possa pensare.

Due prese a mare classiche che sporgono dallo scafo

Facciamo un rapido conteggio: presa a mare del bagno che spesso può essere doppia se i WC sono due o tripla se il lavandino ne ha una dedicata, presa a mare della cucina, presa a mare del motore. Quattro, cinque o più protuberanze immerse dalla forma tutt’altro che idrodinamica: eliminare il loro freno può portare, per fare un esempio, a un beneficio anche maggiore rispetto al passaggio da un’elica a pale fisse a una abbattibile. Come fare? Semplice, riposizionandole a filo di carena.

Alcuni cantieri, pochi, nei loro modelli sportivi producono le loro barche già con le prese a filo di carena, ma la maggior parte delle imbarcazioni, soprattutto quelle di vecchia generazione che rappresentano il focus di questo articolo, montano le prese classiche di cui sopra. Facciamo una dovuta premessa, il lavoro che vi descriveremo di seguito sia pur non particolarmente invasivo (millimetrale), e generalmente poco costoso, deve essere eseguito da un professionista avvezzo a lavorare con la vetroresina che ne valuterà la fattibilità e la sicurezza in base alla struttura e al tipo di costruzione della barca (su scafi moderni in sandwich non è eseguibile), onde evitare spiacevoli imprevisti. Il concetto è: non improvvisatevi e affidatevi a un buon cantiere che saprà consigliarvi.

Come procedere? La prima operazione ovvia è quella di smontare le nostre attuali prese per verificare preliminarmente il loro stato ed essere sicuri che siano in buone condizioni. Fatto ciò si passa all’operazione più importante, quella per il quale è necessario un professionista e non chi si improvvisa tale: valutare lo spessore della vetroresina per capire quanto e se si potrà incassare la presa nello scafo.

Il lavoro perfetto viene eseguito quando lo spessore della vetroresina è tale da consentirci di scavarla per incassare totalmente la testa della presa, ma anche nel caso in cui questo non lo si può fare al millimetro, ridurre la sporgenza il più possibile è comunque un grosso beneficio.

Il lavoro di fresatura della vetroresina per incassare la presa

Con una fresca si andrà delicatamente e con attenzione a scavare la vetroresina quel tanto che basta per il nostro scopo.

Si nota adesso lo scalino di pochi millimetri tra la carena e il punto in cui andrà a battuta, a filo, la testa della presa a mare

A questo punto potrebbe essere necessario riallineare la filettatura interna tra passascafo e vetroresina dato che la presa lavorerà a una profondità diversa rispetto alla posizione precedente.

Si prova il montaggio per valutare se è necessario scavare ulteriormente

Se la posizione ottenuta è quella desiderata, si può a questo punto procedere con i lavori di finitura estetica, ovvero con la stuccatura tra la testa della presa e il bordo in maniera tale da ottenere il più possibile una superficie liscia e scorrevole.

La presa a filo in attesa delle finitura

Il lavoro di finitura diventa ancora più importante nell’eventualità in cui, per motivi di spessore della vetroresina, non siamo riusciti a incassare totalmente la presa a mare. I risultati in termini di performance saranno sorprendenti e il rapporto tra costo e beneficio di quest’intervento fa si che questa possa essere una delle prime ottimizzazioni da fare sulla nostra vecchia barca per regalarle una nuova giovinezza.

Mauro Giuffrè

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